L’attesa che è (stata)

E’ come un attimo, quando capisci.
Poi magari è una serie interminabile di giorni fatti di pensieri e di confronti, ma alla fine, capire è una questione di un attimo.
Come la musica, quando arriva, è un attimo.
Capisci che il mondo è così. E in quel così sta dentro un bel po’ di rassegnazione che imbianca chi, come me, il mondo pensava anche di cambiarlo.
Pensi che ormai i genitori non ti possono più consigliare, perché sono figli di altri tempi e di altre situazioni.
Pensi che la vita fa comunque arrivare qualcuno indipendentemente dai meriti personali, ma poi, questo qualcuno, di quel arrivo, non sa che farsene e si ritrova spesso insoddisfatto e con una sensazione di solitudine quasi incolmabile.
Penso che forse qualche pezzo di vita io non l’ho vissuto, e certo nessuno verrà a restituirmelo.
Ma alla fine sono qui, e quello che faccio cerco di farlo con onestà e gentilezza e forse questo è già più di tanto, perché mi permette anche di individuare cosa desiderare e come fare per raggiungerlo.
Forse non ho capito il mondo dei sentimenti, ma non li ho mai traditi, perché significherebbe tradire me stessa.
Allora cerco di capire, o forse meglio di sentire,
ché sono stata mille e mille persone nella mia vita, ho amato fino a consumare il desiderio, con il solo peccato di non cercare condizioni ideali.
Sono stata la donna di un uomo che mi ha cercata e voluta.
Che mi ha amata come poteva dando il massimo di quel poco,
e poi urlando tutto il suo smarrimento mettendomi lontano, talmente tanto, che mi era difficile persino farmi vedere.
Mi sono negata ad una storia per la paura di sentirmi annegare.
Sono una persona che ormai sa solo che non vuole davvero più tentativi.
Voglio sentire e vivere di conseguenza, senza starmi a chiedere come mai.
L’alternativa al cercare le caratteristiche opportune per poi trovarsi a vivere come nella vita di un altro che non sei tu.
Devo recuperare la mia vita, la serenità, un po’ di coraggio e un po’ di follia,
devo certamente rendermi conto che la vita è anche altro, ma che se sento di non volerlo vivere forse è un altro che non fa per me.
Vorrei che fosse facile.
Ma non è sempre così facile. Perché quando non hai mani per prendere, la vita quasi crudelmente ti porta davanti agli occhi delle situazioni pazzesche.
Ma non sono fatta per rimpiangere.
Non sono fatta per non amare quel poco che ho amato, anche sentendomi diversa, migliore più grande, più miserabile, più piccola, così piccola che sarebbe bastato chiudere un po’ di più quella mano e, forse, sarei scomparsa.
Sentendomi spesso compresa. In un sospiro come in un sorriso.
Sentendo che le parole portavano comunque eccellenti intonazioni.
A volte basta anche questo.
A volte, forse la vita è proprio questo,.
Fare come ha fatto Novecento, e dire, no, io dal Virginian non scendo.
A tutti parrebbe assurdo, ma a me per come sono ora, parrebbe l’unica cosa che sono in grado di fare.
Me lo urla ogni atomo dell’anima.
Perché davvero a volte appare un pianoforte con troppi tasti. La musica è infinita anche solo con gli 88 tasti consueti, e quando la suoni, con quei tasti che sai, anche tu sei infinito.
Ma se scendo a giocare con altre regole, sono solo una pedina di altri.
Allora preferisco stare dove sono.
Non scendo, anche se questo potrebbe apparire la scelta più assurda e definitiva che ci si aspetti.


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