L’attesa che è (stata)

15 Ottobre 2008 3 commenti

E’ come un attimo, quando capisci.
Poi magari è una serie interminabile di giorni fatti di pensieri e di confronti, ma alla fine, capire è una questione di un attimo.
Come la musica, quando arriva, è un attimo.
Capisci che il mondo è così. E in quel così sta dentro un bel po’ di rassegnazione che imbianca chi, come me, il mondo pensava anche di cambiarlo.
Pensi che ormai i genitori non ti possono più consigliare, perché sono figli di altri tempi e di altre situazioni.
Pensi che la vita fa comunque arrivare qualcuno indipendentemente dai meriti personali, ma poi, questo qualcuno, di quel arrivo, non sa che farsene e si ritrova spesso insoddisfatto e con una sensazione di solitudine quasi incolmabile.
Penso che forse qualche pezzo di vita io non l’ho vissuto, e certo nessuno verrà a restituirmelo.
Ma alla fine sono qui, e quello che faccio cerco di farlo con onestà e gentilezza e forse questo è già più di tanto, perché mi permette anche di individuare cosa desiderare e come fare per raggiungerlo.
Forse non ho capito il mondo dei sentimenti, ma non li ho mai traditi, perché significherebbe tradire me stessa.
Allora cerco di capire, o forse meglio di sentire,
ché sono stata mille e mille persone nella mia vita, ho amato fino a consumare il desiderio, con il solo peccato di non cercare condizioni ideali.
Sono stata la donna di un uomo che mi ha cercata e voluta.
Che mi ha amata come poteva dando il massimo di quel poco,
e poi urlando tutto il suo smarrimento mettendomi lontano, talmente tanto, che mi era difficile persino farmi vedere.
Mi sono negata ad una storia per la paura di sentirmi annegare.
Sono una persona che ormai sa solo che non vuole davvero più tentativi.
Voglio sentire e vivere di conseguenza, senza starmi a chiedere come mai.
L’alternativa al cercare le caratteristiche opportune per poi trovarsi a vivere come nella vita di un altro che non sei tu.
Devo recuperare la mia vita, la serenità, un po’ di coraggio e un po’ di follia,
devo certamente rendermi conto che la vita è anche altro, ma che se sento di non volerlo vivere forse è un altro che non fa per me.
Vorrei che fosse facile.
Ma non è sempre così facile. Perché quando non hai mani per prendere, la vita quasi crudelmente ti porta davanti agli occhi delle situazioni pazzesche.
Ma non sono fatta per rimpiangere.
Non sono fatta per non amare quel poco che ho amato, anche sentendomi diversa, migliore più grande, più miserabile, più piccola, così piccola che sarebbe bastato chiudere un po’ di più quella mano e, forse, sarei scomparsa.
Sentendomi spesso compresa. In un sospiro come in un sorriso.
Sentendo che le parole portavano comunque eccellenti intonazioni.
A volte basta anche questo.
A volte, forse la vita è proprio questo,.
Fare come ha fatto Novecento, e dire, no, io dal Virginian non scendo.
A tutti parrebbe assurdo, ma a me per come sono ora, parrebbe l’unica cosa che sono in grado di fare.
Me lo urla ogni atomo dell’anima.
Perché davvero a volte appare un pianoforte con troppi tasti. La musica è infinita anche solo con gli 88 tasti consueti, e quando la suoni, con quei tasti che sai, anche tu sei infinito.
Ma se scendo a giocare con altre regole, sono solo una pedina di altri.
Allora preferisco stare dove sono.
Non scendo, anche se questo potrebbe apparire la scelta più assurda e definitiva che ci si aspetti.

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Il valore delle parole

22 Settembre 2008 2 commenti

Per tutti noi, che scriviamo qui, in questi metaspazi, e attraverso questi nuotiamo in altri mari, luoghi, finanche vite.

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Il tramonto dell’estate

30 Agosto 2008 3 commenti

Ultimo weekend di agosto, di un’estate strana, per me.

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cartolina da Londra

26 Agosto 2008 Commenti chiusi

Tratti come di cuore, rigorosamente a matita.

11 Agosto 2008 3 commenti

E’ che è tutto appeso a qualcosa che non c’è.
E’ che vorrei liberarmi, per riprendere la mia vita,
E’ che non so farne a meno,
E vorrei che un giorno, senza nemmeno troppo clamore,
se ne accorgesse,
così, prendesse questa intima decisione,
come se non ci fosse storia,
come se senza noi, non ci fosse senso.
Allora prendere a quattro mani tutto,
ridisegnare le traiettorie di vita,
rimettere ordine nella casualità di incontri di 12 ore,
vedere gli anni che vanno e che arrivano,
unire le direzioni
moltiplicandole,
senza disperdere nulla.
Un folle coraggio,
senza senso, senza paura.
Ma so già che così non sarà mai.
Le persone non cambiano,
e io continuo ad illudermi,
ad alimentare con le nostre ore
sogni che resteranno tali,
ignorando le evidenze,
per altro dette, guardando dritto negli occhi.
La cosa assurda è che so tutto.
Solo che in qualche parte della mia testa questa informazione
Non fa, non vuole dare notizia.
Eppure cosa sarebbe?
Amore a singhiozzo?
Tempo senza tempo?
Piccoli sorsi di un precario infinito?
Calore a intermittenza?
E non posso proprio nemmeno mettermi a temporeggiare.
Ché la mia vita è sempre in ritardo,
e le linee sono ancora tutte da tracciare.
Allora?
Non so.
Poi mi viene un dubbio.
Che voglia lui, perché so già che non lo posso avere?

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Tutta una vertigine

31 Luglio 2008 1 commento

E’ stata una questione di un attimo.

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Le strade della musica. Perugia e Venezia. in mezzo il “non coraggio e la non paura” di Gino Strada

26 Luglio 2008 4 commenti

Sono stata anch’io all’Umbria jazz.
Per disintossicarmi, in solitaria.
Organizzata all’ultimo minuto, per fortuna un buon aggancio mi ha consentito di avere ingresso gratuito a tutte le manifestazioni che volevo, il che non è mai male.
La musica c’era tutta, e non me la sono lasciata scappare.
La Civello, la prima sera è stata gentilmente incantata, anche se sapeva di antipasto.
Perché poi intorno a mezzanotte e mezza un Paolo Fresu che non si scorda, mi ha stregata, come solo lui sa fare.
Magnetico Paolino. Fraseggi mai troppo acrobatici, un jazz tutto da sentire, nulla di astratto, nulla di troppo complicato, anche se il trio che lo accompagnava sembrava promettere percorsi tutt’altro che edibili.
Poi si è tolto le scarpe, perché il terreno va sentito, ed ecco,che si parte, ed era un viaggio fatto di passim semplici e grandiosi, piccole contenute gioie, a cui si arriva piano, anche attraverso questioni spinose.
Esco da quel concerto stanca e felice, e Perugia è piena di gente, una marea disciplinata e non troppo chiassosa.
Il giorno dopo alla libreria Feltrinelli un’intervista con Bollani e Rava. Bellissimo. Anche se non hanno suonato, era già musica.
La sera, signori, Bollani e Veloso. Carioca. Straordinario, valeva tutto, la stanchezza, la strada, anche la solitudine. tutto. Anche quello che mi ha fatto decidere di partire, che era più esasperazione che entusiasmo.
Felice.
Il resto è stato tutta strada in discesa, Sonny Rollins, che emoziona per la grandezza, un sax saggio come un bastone per le sue 74 primavere.

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Scelgo

26 Maggio 2008 5 commenti

Chissà, forse il mondo non è poi quello che sembra,

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L’amante.

22 Maggio 2008 1 commento

La vita è proprio strana,

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semestre

19 Maggio 2008 1 commento